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Economia
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L'ECONOMIA CAMBIANESE DAL MEDIOEVO AL NOVECENTO Tratto da: "CAMBIANO - IMMAGINI E VOCI SOTTRATTE AL TEMPO" Araba Fenice Edizioni per gentile concessione delle Autrici: EMMA MARIOTTO, ROBERTA MAROCCO
(......) L'economia di Cambiano, almeno a quanto risulta dai documenti in nostro possesso, sembra sia stata relativamente florida sin dagli albori: la fertilità dei terreni, la ricchezza delle acque, il clima favorevole a molte coltivazioni, la posizione lungo alcune direttrici importanti di traffico e commercio furono alla base del suo sviluppo. L'agricoltura ebbe ovviamente fin dall'inizio un ruolo fondamentale, anche se esposta a pericoli di ogni sorta: la grandine, l'eterna nemica dei nostri contadini, ma anche le locuste o cavallette che invasero le nostre terre nel 1364, la guerra con i suoi incendi, i saccheggi, le scorrerie "amiche" e "nemiche", in particolare tra il 1300 e il 1400 all'epoca di Facino Cane e della Repubblica di Chieri e nel 1600 , il secolo di ferro, quando ad esempio nel 1630 la cavalleria alemanna, alloggiando a Cambiano, rapinò la tenuta del Gallè o quando, nel 1694, metà del raccolto ordinario di grano e la quarta parte del fieno furono portate via dalle scorrerie dei soldati nei dintorni. Per la vicinanza dell'accampamento dell'armata francese alla regione del Giayretto, "le otto cascine di quelle parti sono state rovinate e più di venti famiglie hanno dovuto abbandonare quel luogo". Alle guerre potevano associarsi avverse condizioni climatiche che determinavano gravi carestie, come quella del 1570 in cui la Confraternita dello Spirito Santo organizzò una colletta (roida) al fine di "comprar vettovaglie per dare alli poveri" e l'Autorità comunale proibì i balli "per rispetto della gran carestia". (.....) Ripercorrendo dunque la storia dell'agricoaltura a Cambiano dobbiamo ricordare innanzi tutto l'opera degli Eremitani e poi dei Cistercensi di Casanova, subentrati ai primi alla fine del 1100, che col "frater grangiarius" organizzarono nella zona dei Tavoletti una grande azienda agricola, detta appunto "grangia", e con il loro lavoro favorirono, qui come altrove, lo sviluppo dell'economia rurale. (.....) Ai Tavoletti una parte era coltivata a vigna (vinea de Tevoleto); in quella e nelle altre zone collinari, per esempio nel "podium nucetae" o "de nusettis" e "ad podium Nuxacii", c'erano piantagioni di nocciole e noci, dalle quali si ricavava olio sia per uso alimentare che per rifornire le lampade, di ciliegi (ceresea) e prugni (pruneola). Si coltivavano anche piante oggi poco o per nulla conosciute: ad esempio nella zona di Via Camporelle, "in scandoleto", la scandela o scandella, un cereale che si mescolava alla segale, o in collina "in podium Sorbae", il sorbo, albero che produce un frutto da far maturare dopo averlo staccato dal ramo. I boschi in ogni caso dovevano essere assai estesi se si considerano molti toponimi medioevali che derivano da piante quali querce, roveri, sambuchi, pini, pioppi, salici e boscaglia in cui i vicini avevano diritto di pascolare in certi periodi e raccogliere rami secchi. Ancora nel 1746 vi erano 144 giornate di boschi di alto fusto. (.....) L'alimentazione nel 1600 per le famiglie agiate era assai varia, almeno a quanto risulta da un curioso ordinato del 1682 in cui si elencano i cibi prelibati che il Comune fornisce ai predicatori quaresimali (che evidentemente.... non osservavano uno stretto digiuno!): olio di oliva, fidelli (=pasta detta anche capelli d'angelo), riso, pane, sale, anchiode (acciughe), merluzzo, cippole (cipolle?), vino, anguille, zucharo, garofano, canella (sic), fichi, sardine, pessi (pesci), cappari (capperi), tumin-a (formaggio fresco), citroni (limoni alla francese), sener (sedani), lumache, mandole (mandorle), pepe, noci moscate, uva passita, zenapa (senape), farina di riso, spinaci, cauli (cavoli), artichiofin (carciofi), colombotti, capponi, formaggio, butirro (burro) capretto. Si noti come siano numerose le spezie (garofano, cannella, pepe, noce moscata, senape), che caratterizzano la cucina tradizionale piemontese.(.....)
La ragion d'essere di Cambiano fu per secoli la coltivazione delle fertili terre che la circondano. Dopo il frumento, coltivato secondo le tradizioni agricole romane, per secoli a Cambiano si visse delle produzioni portate dai longobardi: segale, fave, rape, orzo, noci usate come companatico e per l'olio. Più tardi il grano tornò alla ribalta, ma nell'agricoltura cambianese fecero l'ingresso nuove piante, cui il terreno è particolarmente adatto: il mais, il pomodoro, l'asparago. Quest'ultimo visse le sue stagioni più prospere fino a pochi anni addietro. Ora è stato soppiantato dal pomodoro, coltivazione per la quale il paese è celebre: il "costoluto" locale è una varietà ricercata dai buongustai e le condizioni di terra e clima di questa campagna gli sono ideali. Ma l'economia di Cambiano non è solo agricola: si è sviluppata anche una solida attività artigianale ed industriale, favorita dagli agevoli collegamenti della statale 29 Torino-Asti-Alessandria-Genova, della tangenziale sud di Torino e dell'austostrada A 21 Torino-Piacenza-Brescia, che passano presso i suoi confini. Con diverse imprese Cambiano concorre nell'indotto dell'industria automobilistica e la caratura di maggior prestigio è data dalla presenza del Centro Studi e Ricerche Pininfarina.


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